Scriviamo questo articolo dal nostro appartamento di 40mq a Malta , in cui quando ci siamo trasferiti – più di un anno fa ormai – abbiamo deciso di fare entrare poche “cose” e tante esperienze di vita. Il minimalismo è un concetto che abbiamo imparato bene durante la nostra vita da expat, un arte che ci è venuto spontaneo affinare, lungo i nostri viaggi.

Ma che cos’è il minimalismo?

Oggigiorno se ne parla ovunque,  associandolo all’organizzazione, alle scelte di vita quotidiana, a modelli di pensiero più spirituali o al viaggio, per l’appunto.  Il pensiero minimalista si fonda su un concerto fondamentale, riassunto in tre forti e semplici parole: less is more.
In contrapposizione al consumismo sfrenato, allo stile di vita caotico della nostra società, allo stress derivante dal possedere troppo, avere troppi stimoli esterni, partecipare ad una rincorsa all’accumulo infinita, il minimalismo propone di ritornare all’essenziale, ripulendo le nostre vite di una sola cosa, tanto onnipresente quanto ingombrante, ovvero  il superfluo.  

Se ci soffermiamo a pensare a quanto di quello che possediamo ci serva davvero, è inutile dire che la risposta al 99% è: poco o niente. Lo sappiamo tutti, in fondo, ma troviamo un certo comfort nel possedere oggetti di ogni tipo, che siano case, vestiti, auto, attrezzature sportive, elettrodomestici, aggeggi tecnologici, borse e chi più ne ha più ne metta. Non riusciamo (o vogliamo) più distinguere tra ciò vogliamo per sfizio e ciò che ci è davvero indispensabile. Il nostro mondo “moderno” è costruito proprio su questo, non ci possiamo stupire in fondo.
La filosofia del minimalismo propone invece di riportare l’attenzione su di noi, sui nostri reali desideri, sulle nostre esigenze di base, sul nostro benessere, quello vero. Propone di porsi più domande e di colmare le nostre necessità con qualcosa di più concreto e profondo che l’acquisto di oggetti o il possesso di cose. Non è solo un invito quindi a “comprare di meno”, ma a formulare quesiti e pensieri ben più profondi, sulla nostra visione del mondo, e prendere le necessarie misure per un modo di vivere diverso e più consapevole.

MINIMALISMO IN VIAGGIO

Va da se che il minimalismo si adatta perfettamente anche alla vita da viaggiatore. Non certo ai viaggiatori super lusso e super esigenti, che riapplicano anche in viaggio ogni cattiva pratica (permettetemi l’espressione) che usano a casa, bensì ai viaggiatori più puri e crudi, quelli che partono per scoprire, quelli che partono per crescere, quelli che si buttano per immergersi nel mondo. Quelli che si muovono con uno zaino sulle spalle, o in ogni caso pochi pochissimi bagagli in cui riescono a includere l’indispensabile.
E’ un arte che si impara e non si finisce mai di affinare.

Noi stessi lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle: l’essere minimalisti è una pratica che abbiamo appreso col tempo, e che si evolve di pari passo con la nostra esperienza di expat e viaggiatori low coast.  Si mette in pratica la filosofia minimalista un po’ per esigenza (di spazio, bagagli, spostamenti snelli etc) un po’ perché la si sente affine al proprio modo di vedere le cose.   Personalmente abbiamo capito e ci convinciamo sempre di più che l’attaccamento alle “cose”, agli oggetti o ai luoghi stessi, crei delle radici e dei vincoli mentali e fisici che è difficile spezzare e costoso mantenere (energeticamente ed economicamente).  Alleggerirsi materialmente spesso corrisponde ad alleggerirsi mentalmente, ed è una sensazione davvero impagabile. 

Come si può applicare quindi il minimalismo al viaggio?
Quali sono le esperienze che più ci hanno portati vicini alla filosofia minimalista? 

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MINIMALISMO IN VIAGGIO: VITA DA EXPAT 

La nostra vita da “espatriati” ha sicuramente dato una svolta al nostro modo di pensare. Non solo sotto il punto di vista del possesso, dei comfort e del consumismo, ma su infiniti altri fronti: sfaccettati mutamenti di visioni e prospettive sul mondo, le persone e sulla vita che viviamo, dei quali in parte forse non cogliamo ancora la portata, tanto sono profondi, ma di cui intuiamo la potenza.  Un processo iniziato anni fa con un’esperienza dall’altra parte del mondo nella magica Australia, e proseguito con l’acquisto del biglietto sola andata per Malta.  Quando decidi di stravolgere la tua vita, e partire per un altro paese, c’è poco spazio in valigia per fronzoli e cianfrusaglie: nello spazio di qualche bagaglio da stiva devi fare stare la tua intera vita.  Impacchettando ciò che pensi ti possa essere davvero utile all’estero, ti accorgi di come magicamente di tutto ciò che hai stivato nel tuo appartamento in armadi, cassetti e ripostigli vari, afferri e metti in valigia meno del 20% 😀  E poi ti ritrovi a chiederti: ma se so che vivrò benissimo con questo 20%, e già ho esagerato per stare sul sicuro, cosa diavolo me ne facevo qui a casa del restante 80%?! Domanda che non avrà mai una vera risposta. O forse ne ha fin troppe, e preferisci non indagare troppo per non scoperchiare vasi di Pandora di un modo di vivere assurdo, in cui si preferisce riempire ogni tipo di vuoto e di noia con “cose” piuttosto che con qualcosa di più profondo.
Spostarti nel mondo, trasferirti in un altro paese, in una  nuova casa e una nuova vita, è un ottimo modo per fare un po’ di decluttering e sbarazzarti senza rimpianti del superfluo accumulato.
E quando arrivi nel tuo nuovo nido nella tua casa adottiva non avrai nessuna necessità e intenzione di riempirlo nuovamente di cose inutili, in primo luogo perché la tua vita sarà talmente eccitante da  non lasciare spazio alla voglia di “cose” ed in secondo luogo perché sentendoti un po’ sempre “temporaneo” e di passaggio ovunque sai bene che non avrebbe senso accumulare oggetti che potrai poi portarti con te alla prossima avventura 🙂

MINIMALISMO IN VIAGGIO: L’ARTE DEL BAGAGLIO A MANO

C’è un verità incontrastata riguardo il fare i bagagli: più spazio abbiamo, più ne utilizziamo. E viceversa.
Non è forse vero che se sappiamo che viaggeremo in auto ed abbiamo magari anche un bagagliaio capiente, riempiamo 3 valigie da 40kg e ancora ci sembra di non aver portato tutto il necessario, mentre se viaggiamo ad esempio in aereo, dove ogni bagaglio aggiuntivo ha un prezzo (anche magari salato), magicamente sentiamo che ci serviranno durante il nostro viaggio meno della metà delle cose? 😀
Nell’ultimo anno ci è capitato di prendere una quantità di voli aerei mai raggiunta prima, perché abbiamo cercato di tornare spesso a casa per passare un po’ di tempo con le nostre famiglie. Ovviamente, sfruttando voli e compagnie low cost, Ryanair su tutte. Complici i cambi di regolamentazioni sui bagagli a mano e la possibilità di portare in cabina sempre meno, abbiamo affinato la nostra capacità di impacchettare tutto in uno zainetto, delle dimensioni ufficiali “bagaglio a mano piccolo”, 40 cm x 20 cm x 25 cm 😀
Cambio per 3/4 giorni, beauty con gli essenziali, computer, caricabatterie varie e pochissime altre cose, miniaturizzate per questo kit sopravvivenza.  Stiamo diventando sempre più bravi, potremmo farci dei corsi 😀 Ora penserete: “si ma se tornate a casa, facile che lì avrete cambi e altre cose di uso quotidiano, che potete quindi non portare con voi”: ebbene no, con lo stesso mini zaino potremmo viaggiare 3/4 giorni (ma anche molti di più)  ovunque, ed in completa autonomia 🙂  E’ divertente provarci, anche solo per gioco, a creare il bagaglio perfetto che vi permetterebbe di stare in giro il più a lungo possibile, con meno dimensioni e peso possibili

MINIMALISMO IN VIAGGIO: IL CAMPEGGIO  COME MAESTRO DI VITA

Siamo diventati campeggiatori per caso, dalla sera alla mattina: un venerdì pomeriggio abbiamo deciso che avremmo voluto trascorrere il weekend  campeggiando da qualche parte, ed il sabato mattina eravamo in auto diretti verso la riviera ligure, noi e la nostra attrezzattura essenzialissima, fresca di Decathlon. L’investimento iniziale in questo caso è stato necessario, ma quando s’ha da fare, lo si fa sempre e comunque in perfetto stile low cost 😛  Abbiamo trascorso un weekend sul mare nella nostra minuscola tenda, cucinando con il nostro minuscolo fornellino da campeggio, dormendo cullati dal rumore delle onde e svegliandoci baciati dal sole che veniva a bussare alla nostra “porta”:  ci siamo trovati talmente bene in questa immersione nella natura ed in questa vita semplice e spartana che abbiamo capito di avere sangue nomade nelle vene. 
Campeggiare per noi è una cura: una cura per lo stress, una cura per l’ansia da pulizia e da ordine, una cura per la necessità stessa di mura attorno e delle sicurezze a cui siamo abituati. 
E’ come se la vita semplice e a contatto con la natura ci rigeneri, ci faccia riscoprire diversi, più semplici anche noi. Anche se un tantino germofobici e schizzinosi a casa, ci si scopre molto più tolleranti e meno attenti a pericoli spesso inesistenti. Anche se abituati a cucinare in una cucina angolare con ogni comfort, si apprezzano prelibatezze scaldate su un pentolino – che sembrano molto più buone di quello che sono perché gustate su un tavolo vista mare, con la brezza che ci accarezza il viso. Si scopre che si vive benissimo con un paio di t-shirt, un paio di pantaloni ed un paio di costumi,  che si può ancora lavare a mano e che di mancanza di lavasciuga non si muore 🙂  Si scopre che con quella sola tenda come tetto sopra la testa, con quei quattro stracci che hai con te per coprirti, senza trucco e parrucco, senza televisione, con corrente e acqua non esattamente a portata di mano come a casa… si vive da dio.  Quando ti rendi conto che con quei pochi beni che hai con te, potresti viverci tutta la vita e ovunque, senza sentire la necessità di altro, è come se un fulmine ti colpisse in piena fronte, una sorta di illuminazione.  Che non ti molla neanche una volta a casa, e che ti fa vedere tante cose  sotto una prospettiva diversa. Insomma, per noi campeggiare è sempre una lezione di vita, ci aiuta a lasciare andare, a ritrovare il nostro lato più selvaggio e istintivo, a rimetterci in contatto con la natura e con noi stessi 🙂 

MINIMALISMO IN VIAGGIO:  SPOSTARSI SU DUE RUOTE

Il nostro primo viaggio su due ruote ci ha portati attraverso un on the road tra Croazia e Slovienia, a bordo di un Super Teneré. Una fuga improvvisata, come spesso sono le nostre avventure nel mondo, bagagli preparati in fretta e infilati nelle borse laterali della moto. Siamo partiti il 14 di Agosto, e non avevamo una data di ritorno: saremmo stati in giro per quei paesi per qualche giorno, fino a che le finanze ce lo avrebbero permesso 😛
Abbiamo gironzolato per una settimana, ma avremmo potuto tranquillamente rimanere in viaggio di più. Vestiti per il giorno, per la sera, abbigliamenti da motociclisti, scarpe chiuse per viaggiare e sandali per la vita da mare, block notes da viaggio, spazzolini e ogni altra cosa ci fosse servita per vivere più che bene, era racchiusa nei 66 litri totali delle valigie da moto e nello spazio di una borsetta da palestra.  Prima della partenza confesso di avere avuto qualche difficoltà a selezionare cosa mi sarebbe potuto servire durante il viaggio, e sembrava quasi impossibile fare stare tutto su un mezzo  a due ruote.  Perché pensiamo sempre che ci servirà molto di più di quello che in realtà ci serve. Perché tendiamo a voler avere con noi mille vestiti od oggetti in più del necessario solo “per sicurezza”. Perché invece di pensare a come goderci al meglio  le sensazioni che vivremo o i luoghi che scopriremo, a volte pensiamo di più a come vestirci per l’occasione o a che scarpe mettere se la sera usciremo a mangiare.  Inutile sottolineare quanto questo sia un po’ ridicolo 🙂
In altre occasioni ci è capitato di viaggiare su due ruote, ad esempio durante il nostro tour in bici e barca in Olanda, ed anche su quelle due ruote abbiamo vissuto la magia del minimalismo, del possedere poco niente, del portare con sé un numero di oggetti che si contano sulle dita di una mano, e incamerare invece così tante sensazioni lungo il cammino che non basterebbe un universo intero per farcele stare. 

Questa è in fondo la magia del minimalismo. Quando c’è confusione, troppe cose si accumulano attorno a noi (e dentro di noi) non ragioniamo lucidamente, perdiamo di vista i nostri bisogni, perdiamo la percezione di ciò che siamo noi, noi nudi e crudi. Animali dotati si di razionalità ma anche di istinti basilari e di una spiritualità complessa e raffinata che spesso soffochiamo sotto strati di “cose”. 
Ma si sa, che il fuoco per bruciare ha bisogno di ossigeno. E noi per esprimerci al meglio abbiamo bisogno di fare pulizia, almeno ogni tanto.  Abbiamo creato con le nostre mani un microcosmo fatto di materialismo, apparenza, dettagli inutili. Ma poi, siamo sempre meno felici nel mondo che noi stessi abbiamo fabbricato. Siamo o non siamo una razza strana?  🙂

In ogni caso una cosa è certa: siamo dotati di libero arbitrio, e – anche se siamo a volte bravi a ignorarlo – sappiamo in fondo benissimo ciò che ci fa stare bene, bene davvero.  E se sentiamo che quello che ci vuole è fare pulizia nei nostri pensieri, nelle nostre case, nei nostri armadi, nei nostri impegni, nei nostri viaggi, nelle nostre relazioni, allora spalanchiamo le porte alla filosofia minimalista.

Ci renderemo subito conto che less… is more 🙂