In periodi complessi, dove ogni piccola cosa è messa in discussione, ripercorrere con la mente istanti di viaggio meravigliosi amplifica le emozioni all’infinito. Se già prima fantasticare era potente e intenso, ora lo è almeno dieci volte di più. Ciò fa riflettere su quanto incredibile sia il “semplice” atto di viaggiare. Fa pensare a quanto non si possa mai dare niente per garantito, e quanto sia assolutamente indispensabile godersi ogni singolo istante, sempre.

Abbiamo chiesto ad alcuni amici travel blogger di raccontarci i loro migliori ricordi di viaggio: è nata una magia. Ognuno dei contributi che ci hanno inviato è stato per noi un puro bagno di emozioni, un tuffo nel più profondo significato del viaggio stesso. Li abbiamo ricevuti, letti, goduti parola dopo parola, ed infine raccolti tutti in questo articolo.

Ogni brano trasporta in luoghi unici, dipingendo sensazioni e visioni straordinarie del Mondo. Ognuno offre uno spunto di riflessione diverso, che siamo sicuri toccherà corde profonde. Vi lasciamo percorrere questo viaggio tra i ricordi, sperando faccia sognare voi come ha fatto sognare noi.

In ogni cosa è salutare, di tanto in tanto, mettere un punto interrogativo a ciò che a lungo si era dato per scontato. [B. Russell]

© Viaggia Come Il Vento

Ricordi di viaggio di Viaggia Come Il Vento – Le sentite le nostre risate nel silenzio?

Un raggio di sole che filtra attraverso gli alberi, neve bianca e soffice, il silenzio tutto intorno e solo il suono delle nostre risate. Tutto impresso nella mia mente come in una polaroid. Io ed il mio compagno siamo ad Inari, un piccolo villaggio nell’estrema Lapponia finlandese che sorge proprio ai margini dell’omonimo lago. Un gruppo sparuto di casette attraversate da uno stradone, il lago ghiacciato che nel freddo inverno diventa pista per motoslitte, un museo della cultura sami ed una distesa di boschi di cui non si intravede la fine. Benvenuti ad Inari. Chi viene fin quassù in pieno inverno lo fa principalmente per un motivo: godersi quell’imprevedibile fenomeno che è l’aurora boreale. Imprevedibile, appunto. Infatti qui non la vedremo mai danzare nel cielo.

Sebbene cieli venati di verde non si materializzino ad Inari durante il nostro soggiorno non siamo delusi. Non potremmo. La natura in Lapponia è di una tale dirompente ed incontaminata bellezza da stregarci e da lasciarci senza parole. E noi le parole le perdiamo davvero quando ci allontaniamo dal villaggio e ci addentriamo tra i boschi ricoperti da una fitta coltre di neve con corsi d’acqua gelati che a tratti scavano nel ghiaccio per trovare una via d’uscita. Non so quanta neve ci sia. Qualche  metro forse. Non ne ho mai vista così tanta in vita mia.

Qua e là impronte di animali. Quali? Non lo sapremo mai. È quasi l’una ed il sole sta già cominciando a tramontare tingendo di rosa e arancio il cielo. In mezzo a tanto candore, in piena solitudine, ritorniamo bambini. Ci rotoliamo in quel biancore, giochiamo con le palle di neve. E poi, ecco lì, una stretta scalinata di legno ricoperta di neve gelata che si è trasformata in uno scivolo. Non ce lo facciamo ripetere due volte. In fila indiana e stretti l’uno all’altro scendiamo e riscendiamo lungo l’improvvisato scivolo. Per una decina di minuti torniamo bambini. La mente vola libera così come le risate.

Assaporiamo la magia del momento. Le sentite le nostre risate nel silenzio?

© Five In Travel

in viaggio tra i ricordi di Five In Travel – Tramonti a Zanzibar

Le emozioni e le sensazioni che ci portiamo a casa sono da sempre il nostro punto di partenza per raccontare e descrivere un’esperienza in viaggio. Se pensiamo ad un ricordo dove quest’ultime, anche dal punto di vista umano, hanno e continuano a scatenare in noi la voglia di scoprire il mondo viaggiando, ci viene subito in mente uno dei primi tramonti ammirati a Zanzibar.

Nungwi durante il giorno fa rima con sabbia bianca, mare azzurro fosforescente e via vai continuo di turisti, ma al tramonto tutto cambia: il cielo e il mare assumono delle sorprendenti sfumature tendenti all’arancio, la maggior parte dei vacanzieri affolla i vari locali che allestiscono l’aperitivo oppure inizia il rientro verso le proprie “abitazioni” e la spiaggia si riempie di zanzibarini attratti da questo meraviglioso attimo di tranquillità.

Per noi essere viaggiatori significa entrare in contatto con le realtà del luogo cercando, il più possibile, di evitare abitudini prettamente turistiche. Ed è così che, in un angolo un po’ appartato della spiaggia, abbiamo avuto l’opportunità di scambiare due chiacchiere con la ragazza che ogni giorno macinava chilometri per cercare di vendere timidamente la propria frutta fresca.

E’ stato sufficiente un nostro cenno di risposta, accompagnato da un caloroso sorriso, per far si che lei si aprisse con noi raccontando della sua famiglia e della sua vita in fattoria ai piedi del Kilimangiaro. Tra una fetta di mango, un frutto della passione ed un cocco, magistralmente puliti dalle sua esperte mani, abbiamo condiviso con lei questa deliziosa merenda e questi racconti, che rimarranno impressi nella nostra mente, così come le immagini dei tramonti che rendono questa zona della Perla dell’Oceano Indiano un vero paradiso per chi ama questo momento della giornata!

© Spignattando Blog

Un momento speciale tra i ricordi di viaggio di Spignattando Blog – Tra sabbia e tramonti

Cosa ci spinge a viaggiare? Vivere delle emozioni, sognate e cullate a lungo a casa durante la preparazione del viaggio, e poi vissute con intensità. Spesso raccontiamo delle nostre emozioni culinarie, ma c’è stato un momento davvero pazzesco che ci ha fatto battere il cuore: il tramonto sulla Duna di Pilat. Il “calcolo” preciso per essere sulla sommità della duna nel momento esatto in cui il sole compiva il tratto finale del suo arco tuffandosi nell’Oceano.

La fatica mista a folle gioia di correre a piedi scalzi sulla sabbia, poi sedersi, abbracciati, ad osservare la meraviglia della Natura, in un silenzio carico di stupore ed emozione.  Vogliamo tornare a viaggiare per vivere di questi momenti e raccogliere magiche emozioni in giro per il Mondo.

© Un Trolley Per Due

I ricordi italiani di Un Trolley Per Due – In cammino sulla Via Francigena

Tra i nostri ricordi di viaggio più cari c’è un cammino di due giorni sulla Via Francigena, con partenza da San Gimignano e arrivo a MonteriggioniOggi più che mai sentiamo l’esigenza di tornare ad avere un contatto diretto con la natura, un’immersione completa con ciò che ci circonda, che per colpa di questo maledetto virus sembra quasi irraggiungibile.

Quell’avventura zaino in spalla tra boschi, vigneti e dolci colline alle porte del Chianti, è stata indimenticabile.  Un’occasione per camminare lentamente e assaporare ogni centimetro di bellezza e tranquillità; un momento per parlare di tante cose, senza nessun altro pensiero se non quello di arrivare al posto dove avremmo dormito prima che facesse buio.

Abbiamo lasciato l’auto poco prima di San Gimignano, in località Santa Lucia, dove c’è un comodo parcheggio nelle vicinanze del sentiero della Via Francigena.  Da lì è iniziato il nostro cammino: prima nel bosco, dove l’edera ricopriva ogni centimetro quadrato degli alberi, poi tra i vigneti, già dipinti dai colori dell’autunnoTrenta erano i chilometri che ci separavano da Monteriggioni, ma quando sei circondato da uno spettacolo del genere la fatica non si avverte. Seguivamo il sentiero in terra battuta, guardando le nostre ombre allungarsi sempre di più, mentre il sole si tingeva di rosso all’orizzonte.

Siamo arrivati al borgo medievale di Strove proprio al tramonto, come ci eravamo prefissati, dopo oltre 20 chilometri di cammino: quasi non abbiamo fatto in tempo a fare la doccia, tanto il richiamo del letto era irresistibile! Abbiamo dormito come due angioletti e il mattino successivo eravamo pronti per raggiungere Monteriggioni: un’altra immersione nella natura meravigliosa della Toscana, prima di varcare le porte di uno dei borghi più belli d’Italia.

Quando potremo tornare a viaggiare, ricominceremo a farlo lentamente, proprio come quei due giorni sulla Via Francigena: tenendoci stretti ancora di più la bellezza della natura e della nostra Italia, dando importanza al tempo passato insieme, passo dopo passo.

©La Valigia In Viaggio

Profondi ricordi per La Valigia In Viaggio – Thailandia, una bolla di sorrisi e pace

Il mio primo viaggio oltre i confini dell’Europa è stato in Thailandia. Mai avrei immaginato quanto mi avrebbe segnato la cultura dei thailandesi. Il popolo del sorriso è talmente cordiale e paziente da avere la potenza di inglobarti in una bolla di pace interiore.

Camminavo tra i contrasti di Bangkok sotto un’aria impregnata di una umidità tale che quasi si boccheggiava. Grandi centri commerciali contro i mercati composti di bancarelle ordinate, i tradizionali edifici buddisti di fianco ai grattacieli moderni, le trafficate strade a più corsie e, girato l’angolo, i vialetti dei quartieri più nascosti… E poi c’erano gli odori: il profumo dei fiori impilati uno ad uno, per realizzare coroncine da donare agli dei, si alternava con il nauseabondo odore delle aree meno curate.

Abbandonato il caos di Bangkok, per risalire al nord della Thailandia, in direzione di Chiang Mai, l’aria era più fresca e respirabile. La vegetazione aveva più spazio tanto che vista dall’alto, stando in aereo, il verde era il colore predominante sull’intero paesaggio.

Lontani dalla capitale risaltava, prepotente, l’autenticità del popolo thai: l’eleganza delle danze asiatiche, gli appuntamenti quotidiani con l’inno nazionale in cui tutto, ovunque, si fermava per pochi minuti, la passione per gli incontri di muay thai, la cucina tipica o lo stare scalzi entrando nei luoghi di culto e nelle abitazioni. Eppure, ciò che più continuava a stupirmi, era la pazienza della gente che non si lasciava scalfire né dall’attesa delle lunghe code, né dalla pretesa di fare tutto con la fretta che contraddistingue il mondo occidentale.

Ogni cosa aveva il suo fascino ma la gentilezza e la compostezza dei thailandesi, sono rimaste nel mio animo come un insegnamento di vita, un ricordo a cui approdare ogni volta che sento di perdermi nella velocità che contraddistingue la mia consueta quotidianità.

© Capturing The World

Un viaggio tra i sapori per Capturing The World Blog – Viaggio in Canada ricordando la Poutine

Può un unico, schifosissimo piatto richiamarti alla mente il tuo viaggio più bello? Assolutamente sì. In molti associano il Durian, il frutto puzzolente, all’Asia e di solito sono bei ricordi. Ecco, a me succede con la Poutine. L’ho mangiata a Montreal, in Canada. Pensate che siamo andati di proposito al ristorante “La Banquise” per mangiarla, un’istituzione in città.

Se vi state chiedendo cosa sia, è un piatto a base di patatine fritte, in questo caso color marrone, ricoperte da una salsa marroncina, densa e poco invitante, e da un formaggio fuso insapore che assomigliava alla maionese, e nel mio caso l’accompagnato da carne tritata e wurstel – lo so c’ho pure messo del mio… – Amo alla follia le patatine fritte, ma qui è stata proprio dura. Adesso ogni volta che vedo le french fries con la maionese mi torna in mente questo piatto. E non posso far altro che sorridere. Sorrido perché nonostante la Poutine, piatto tipico del Quebec, il Canada è stato un viaggio indimenticabile. Strade infinite, natura selvaggia e rigogliosa, animali che si vedono solo nei documentari, città storiche e futuristiche allo stesso tempo e una popolazione meravigliosa. Un viaggio di 1800 km, suddiviso tra auto, treno e autobus. 

Nonostante la Poutine, abbiamo passato momenti meravigliosi. Il Canada è ormai il mio Paese del cuore, non posso dimenticarlo e tornerò per vedere i parchi dell’Ovest. La città che mi è piaciuta di più è stata Toronto, città futuristica, con una piccola anima storica. Una grande metropoli sulle rive del Lago Ontario, vivibile sia in estate grazie al suo bel clima, che in inverno grazie al PATH. Per sfuggire all’inverno Canadese il PATH è una serie di tunnel sotterranei riscaldati e pieni di attività commerciali, che permettono ai Torontonians di vivere la città – se non lo sapete anche a Montreal si vive sotto terra con lo stesso sistema.

Insomma, un viaggio in un piatto. Un piatto indecente e che ad oggi…..rimangerei volentieri pur di tornare in Canada! 

Esperienze insolite tra i ricordi di Viaggio A Domicilio – Una casa sull’albero

Cosa c’è di più emozionante che realizzare un sogno d’infanzia? Andrea e Nicole ci portano con loro a Firenze, dove sono riusciti a realizzare un desiderio che in molti vorrebbero rendere realtà da sempre: dormire in una vera casa sull’albero.  

Guardare il mondo dalle splendide vetrate di Casa Barthel sa davvero di fiaba. Una casetta super accogliente, con una storia romantica e curiosa alle spalle. Tutti i fortunati che hanno l’occasione di soggiornarci lasciano lì un pezzo di cuore. Inevitabile in un luogo incantato come questo.

© La Simo In Viaggio

memorie di viaggi estremi per La Simo In Viaggio – Ushuaia

Il viaggio che più mi è rimasto nel cuore è quello in Patagonia in autobus. Volevamo fare un viaggio diverso dal solito, viaggiare con lentezza, goderci ogni istante, percepire sulla nostra pelle le vastità della natura patagonica, sentire la libertà per questo abbiamo scelto l’autobus e siamo partiti per una meravigliosa avventura.

Partiamo da Buenos Aires, città piena di vita e fascino e raggiungiamo la Penisola di Valdes dopo 20 ore di bus. La Penisola di Valdes è un paradiso naturale dove si possono ammirare leoni marini, pinguini e addirittura le balene! La seconda tappa del nostro viaggio e’ El Chalten paradiso degli escursionisti, lo raggiungiamo percorrendo una lunga strada in mezzo al nulla dopo 24 ore in autobus. Passare così tante ore viaggiando è faticoso, ma si incontrano tante persone con le loro avventure che vogliono condividere. Arrivati a El Chalten ci dedichiamo ai trekking al Cerro Torre e al Monte Fiz Roy, montagne mitiche per gli escursionisti di tutto il Mondo.

Ultima tappa del nostro viaggio è la fine del Mondo: Ushuaia. Ushuaia è l’ultima città prima dell’Antartico, la città più a Sud del mondo. Ecco quello che posso dirti è che sebbene Ushuaia di per se non abbia nulla di particolare, arrivare a questa città di frontiera mi ha dato un’ emozione fuori dal comune, forte e unica come pochi altri luoghi nel mondo che ancora oggi ricordò perfettamente. Sentirsi alla fine del Pianeta Terra ti fa pensare a quanto grande è il Mondo ed a quanto siamo piccoli noi come esseri umani.

Vi auguro di fare presto un viaggio così bello e carico di esperienze ed emozioni profonde.

© Itinerario di Viaggio

RICORDI DI PACE INTERIORE PER ITINERARIO DI VIAGGIO – VIVERE L’ATTIMO A YELLOWSTONE

Se un viaggio è per definizione il trasferimento da un luogo ad un altro, per noi si tratta di emozioni, di vivere e di godersi il momento. Per questo motivo durante i nostri viaggi cerco sempre di ritagliarmi quell’attimo in cui metto a fuoco di essere, magari, dall’altra parte del mondo. Sono questi anche quei momenti che ricordi e rivivi meglio anche a distanza di anni.

Uno degli attimi di viaggio che meglio ricordo e del quale sono particolarmente legato è sicuramente quello del nostro ingresso allo Yellowstone National Park.  Era il 15 agosto del 2017 e, nonostante fosse ferragosto, la temperatura al nostro risveglio si aggirava attorno allo zero. Il giorno precedente avevamo visitato il parco del Grand Teton ed avevamo dormito al suo interno sulle sponde dello Snake River. Data l’alta stagione eravamo consci della folla oceanica data dai visitatori dei parchi americani quindi la scelta fu quella di svegliarsi alle 4.30 del mattino fare colazione e metterci in marcia per Yellowstone non oltre le 5.

Come ovvio i tempi non vennero rispettati al 100% ma riuscimmo comunque a partire prima delle 5.30. Mentre la strada era ben visibile grazie alla vegetazione che filtrava la foschia del mattino, ciò non si poteva dire del paesaggio, coperto da una nebbia fittissima. Ero piuttosto deluso dall’essere letteralmente dall’altra parte del mondo e non poter godere di uno dei panorami più belli al mondo! Decisi d’impulso di fermarmi in un piccolo parcheggio a lato della strada e placare la mia sete di curiosità. Porterò quel momento sempre con me, il silenzio della natura, non completo ma abbastanza da dare quella pace interiore di cui spesso abbiamo bisogno.

Mi spostai verso il fiume e lì, tra la nebbia, mi fermai a contemplare un albero inclinato tanto da sfidare quasi le leggi della fisica. Non so dire quanto tempo rimasi fermo in quel punto ma fortunatamente fu abbastanza per farmi tornare alla realtà, correre verso l’auto, prendere la macchina fotografica e scattare una foto. Magari non una delle foto più belle che abbia mai fatto ma con una storia da raccontare. Trasferimento da un punto ad un altro? Non credo proprio.

© Eli And Fabi On The Road

Ricordi di decisioni importanti per Eli and Fabi On The Road – E New York sia

02 Settembre 2015, ricordo bene quel giorno, o meglio quella sera, siamo stati fino alle 2 di notte a decidere se acquistare o no quel biglietto aereo. Dopo la delusione del volo per Los Angeles cancellato nel mese di giugno, avevamo in mano l’Esta valido per 2 anni e voglia di attraversare l’oceano. Che fare? Avevamo a disposizione 6 giorni di ferie nel mese di novembre, così abbiamo pensato ad un viaggio a New York per visitarla nel mese del foliage.

Devo ammettere che fino a quel momento New York non ci aveva mai attirato, abbiamo sempre preferito le città con una storia antica, poco caotiche (non amiamo la confusione), ma c’era una vocina dentro di noi che ci diceva di andare, così abbiamo cliccato su “acquista”. A fine novembre 2015 eravamo in viaggio per gli States e i nostri pregiudizi sulla Grande Mela sono svaniti tutti nel giro di pochi minuti.

Ricordo come se se fosse ieri il tragitto dall’aeroporto a Times Square, eravamo contenti di essere in viaggio, ma un po’ scoraggiati con la paura di rimanere delusi, fino a quando salite le scale, per uscire dalla stazione della metropolitana, ci siamo ritrovati in mezzo a grattacieli con pannelli luminosi. Ci siamo sentiti delle formiche e siamo rimasti letteralmente a “bocca aperta”, meravigliati dal fascino di questo “caos moderno”. Dal non amare questa città abbiamo iniziato ad essere pazzi di lei tanto da farla diventare una delle nostre città preferite.

Ci siamo seduti sulle gradinate di Times Square, accarezzati da un leggero vento fresco, in silenzio ad ascoltare il brusio della gente, i clacson delle macchine, i cellulari squillare. I nostri occhi erano fissi sui pannelli luminosi e su questi grattacieli così alti e così imponenti. Per la prima volta abbiamo adorato il caos. In quel momento ci siamo guardati e ci siamo messi a ridere, eravamo felici di essere lì.

Ripensando al momento dell’acquisto dei biglietti aerei, quel giorno, mai avremmo pensato che New York dal fondo della nostra wish list sarebbe arrivata in cima, tanto da volerci tornare appena possibile. I viaggi come questo sono quelli che preferiamo, sono quelli che ti entrano nel profondo del cuore e ti lasciano un segno, un insegnamento. Ogni volta che siamo davanti al PC ad acquistare un biglietto aereo ci ricordiamo sempre di questo viaggio e cliccando su “acquista” siamo pronti ad essere meravigliati da altre destinazioni.

© Assaggi Di Viaggio

I ricordi di viaggio indelebili di Assaggi Di Viaggio – Il contatto con la Natura

Anche se resto sempre affascinato da opere dell’ingegno create dall’uomo ed anzi, a volte mi chiedo come l’uomo sia riuscito a creare delle cose inimmaginabili come ad esempio grattacieli di rara bellezza dalle cui terrazze panoramiche a volte sembra che il mondo sottostante sia solo una miniatura e quasi sembra finto oppure come ponti grandiosi, che a guardarli pare siano stati sempre lì a fare da trait d’union tra due aree che chissà per quanto tempo invece sono state separate, niente mi appaga in viaggio come il contatto con la Natura.

Essendo attirato come da una calamita dai paesaggi del Grande Nord, ho avuto la fortuna di visitare diversi Paesi. A parte rimanere senza fiato davanti ad alcune bellezze naturali, ho provato proprio un senso di benessere ma anche di serenità che altrove non trovo. Un po’ come se quelle nostre origini animali che sembriamo aver perso immersi nelle giungle metropolitane e nella routine di tutti i giorni un po’ riaffiorassero prepotentemente.

Tra le cose più emozionanti mi vengono in mente subito i ghiacciai. Ricordo il primo ghiacciaio visto, in viaggio di nozze (sì, un po’ originale come viaggio di nozze) in Alaska, nella Glaciar Bay, durante la crociera da Vancouver ad Anchorage. L’ultimo giorno di navigazione arrivammo davanti a questo maestoso ghiacciaio, ben più grande della nave che si posizionò parallela allo stesso per farlo ammirare da tutti i passeggeri. Era una splendida giornata estiva, c’erano 23 gradi, il cielo era limpido eppure si sentivano dei veri e propri tuoni. Erano i crepitii del ghiaccio che inesorabilmente avanzava trasportando i detriti e mostrando quei colori che vanno dal bianco al blu quando pezzi dello stesso si staccano cadendo nell’acqua. Spettacolo rivisto da vicino anche alle Svalbard ed in Islanda. Indimenticabile.

Allo stesso modo sono rimasto affascinato dagli incredibili paesaggi islandesi, dove la Natura la fa ancora da padrona: le montagne colorate del Landmannalaugar, le rocce ricoperte di muschi e licheni, le cascate più grandi ed impetuose mai viste, i geysir e l’esperienza del silenzio assoluto. Eravamo nei fiordi occidentali, praticamente c’eravamo solo noi lungo una strada isolatissima, scendemmo dalla macchina e non c’era nemmeno il minimo rumore, salvo alcune foche a bordo strada intente a riscaldarsi al Sole.
Ho fatto un viaggio restando sempre a bocca aperta guidando tra i maestosi fiordi norvegesi che si gettano nelle acque che colorano di verde e portano la mente in posti che sembrano frutto dell’immaginazione. Ma come dimenticare anche i glen scozzesi, magari con un suonatore di cornamusa in sottofondo?

E poi una delle cose che non mi stancherei mai di fare è di andare a vedere le balene. Le abbiamo viste in Canada ed in Alaska, ma anche a largo di Boston ed in Islanda. Maestose e leggere nell’acqua come sarebbe difficile da immaginare per dei mammiferi di tali dimensioni. Imprevedibili coi loro spostamenti, segnalano con lo sfiatatoio la loro presenza fino all’immersione in profondità. Insomma, quello che mi ha dato la Natura non me lo dà altro. E spero di rivedere presto paesaggi grandiosi.

© Viaggimperfetti, che ha scatttato anche la meravigliosa foto di copertina di questo articolo

Intime riflessioni in viaggio per Viaggimperfetti – In attesa che un’altra alba come questa arrivi

E’ un ricordo prezioso quello che voglio condividere con te e con i tuoi lettori. Per riviverlo occorre far girare il mappamondo e raggiungere lo Sri Lanka, una lacrima di terra appena che sembra scendere giù dall’India.

“Serendip”, secondo l’antico nome da cui Horace Walpole nel 1754 coniò il termine “serendipity” che oggi indica la fortuna di fare scoperte per puro caso, il trovare una cosa non cercata e imprevista e, a volte, la capacità e il talento di scoprire l’inatteso.

Al centro dello Sri Lanka, alto 2243 metri, si erge l’Adam’s Peak, Sri Pada in lingua locale, un monte sacro che in cima custodisce un’impronta disegnata sulla roccia: l’impronta di Buddha secondo i buddhisti, quella di Shiva a parer degli indù, di Adamo per i cristiani. Per venerarla occorre risalire la montagna lungo un cammino di più di 5.000 scalini di diversa misura e altezza. Il pellegrinaggio lo si fa di notte – di giorno le temperature renderebbero l’impresa quasi impossibile – e richiede circa cinque ore. Se ci si riesce, la luce dell’alba ti sorprende in cima rischiarando valli e montagne in un ripetersi infinito di bellezza e stupore.

Non so perché decisi di scalare l’Adam’s Peak; organizzarmi richiese tempo e tolse spazio a località e attrazioni che purtroppo non riuscii a raggiungere. Mentre risalivo, scalino dopo scalino, me lo chiesi spesso durante quella notte indimenticabile. La fatica fu grande per me che non sono in fondo una grande sportiva e in cima ci arrivai sfinita, ma felice. Credevo di esserlo perché avevo raggiunto la meta ma in realtà fu il percorso per arrivarci il vero dono.

Si trattò di un viaggio nel viaggio. Con me pochi turisti, davvero, e moltissimi credenti: gente di ogni credo e di ogni età; molti a piedi nudi, altri con la famiglia al seguito, bimbi compresi, spesso assai piccini; in tanti anziani, chi col bastone ed evidenti handicap, chi coperto di pochi stracci; tutti, indistintamente, con la stessa luce negli occhi e una determinazione che raramente ho conosciuto altrove. Con loro ho cantato, biascicando nenie incomprensibili, ho lasciato un fiore davanti una pagoda sacra, ho fatto sosta nelle tante capanne lungo la salita dove mi sono rifocillata con una tazza di the bollente e un pezzetto di roti. Insieme abbiamo seguito le luci che nella completa oscurità segnavano il cammino lungo la montagna.

Allo Sri Pada penso spesso in questi giorni di attesa, paura, sconforto. Mi sembra che ogni scalino sia un nuovo giorno, una nuova prova. Non so se ce ne sarà un’altra più difficile superata una curva in salita.
Aspetto lo stupore in cima, il sollievo, l’incredulità e la consapevolezza che tanto è cambiato, che lo siamo tutti.

Vi lascio con una riflessione. La discesa dell’Adam’s Peak non fu semplice: la stanchezza accumulata arrivò repentina e rischiai di cadere più volte anche se felice per l’obiettivo raggiunto e più leggera e fiduciosa. Lo Sri Pada mi ha insegnato che punti di arrivo in realtà non ne esistono e il cammino presenta sempre il conto.

E’ l’andare che conta e come e con chi lo affronti.

Sono superflue ulteriori parole, dopo questo cammino attraverso emozioni e brividi a fior di pelle.
Ringraziamo solamente col cuore tutti gli amici sognatori che hanno deciso di partecipare a questo post, regalandoci un pezzo della loro anima