“E domani si torna al lavoro!”
“Agosto se n’è andato!”
“Ferie finite, si torna a casa!”
Facebook, Twitter, Instagram, gruppi Whatsup invasi da queste frasi.  Una manciata di settimane fa, non si parlava d’altro: le vacanze, la loro fine, il ritorno alla monotonia della quotidianità.
 Ad ogni nuovo messaggio che leggevo, buttavo uno sguardo verso il calendario, focalizzando bene la data e cercando di racimolare tutte le energie mentali che avevo per rendermi conto che si, Agosto era finito. Che Agosto era iniziato, ed era già finito. E con lui il fulcro dell’estate, il periodo delle ferie, l’evento che tutti generalmente attendono durante l’anno. 
Il periodo che anche noi attendevamo sempre, con brama e desiderio ardente…ma non quest’anno.

Quest’anno è diverso, troppo diverso da qualsiasi cosa abbiamo sperimentato prima: siamo ufficialmente “expat”, con tutto ciò che questo comporta.
Per noi quest’anno ha avuto tempi tutti suoi,  dettati solamente dai “nostri” tempi. E’ stato un po’ come se l’atterraggio all’aeroporto di Luqa avesse rappresentato la nostra nascita qui, ed ogni altro periodo dell’anno avesse preso un significato tutto suo.
L’atmosfera e le emozioni che ogni mese portava con sé da anni ed anni, quelle di cui si era caricato in una vita dall’infanzia ad oggi, si sono come per magia trasformate, sfumate in nuovi significati, ricordi, esperienze. Agosto non è più l’Agosto che conoscevo. Settembre non è più il momento dei rientro e del ritorno alla routine. Un anonimo Febbraio è stato il momento di una scelta di vita alternativa.
Tutto trasformato in una nuova, entusiasmante versione. Il tempo stesso si è dilatato, in questa lunga parentesi di vita dai confini incerti, di cui abbiamo visto l’inizio ma di cui non conosciamo per nulla la fine.

Vorrei essere in grado di scrivere uno di quegli articoli profondi e toccanti che a volte mi capita di leggere, scritti da expat che fanno bilanci e riflessioni dopo anni di vita lontani da casa.  Il tempo trascorso fuori dalle certezze domestiche è però solo di qualche mese, troppo poco per maturi resoconti, e soprattutto la mente è ancora un groviglio confuso di pensieri e sensazioni, troppo aggrovigliate per trovare il bando della matassa e sciogliere il tutto il un racconto fluido e lineare.
I soli ragionamenti certi per ora sono le incertezze. Differenti prospettive sul tempo, le stagioni, le partenze, i ritorni, nuovi significati non ancora ben definiti. Un’esperienza senza sicurezze assolute, in cui posso decidere tempi, modi e possibili scenari futuri. Una domanda su tutte senza risposte… “E dopo? Cosa si farà dopo?”

L’eccitazione estrema ed i senso di responsabilità enorme convivono in queste affermazioni. Essere in qualche modo “artefici del proprio destino”, anche solamente in questo determinato senso di aver scelto dove essere, dove vivere, che stile di vita avere, comporta una consapevolezza aumentata, comporta il sentirsi tra le mani le redini della propria vita, comporta  il sentirsi pienamente responsabili per proprie scelte, le loro conseguenze e – anche – per i propri errori.
Lo so, o le abbiamo sempre in mano le redini nella nostra vita, in fondo. Ovvio. Ma a volte, se sappiamo di essere su un sentiero già battuto fatto di routine e binari in qualche modo prestabiliti, tendiamo a lasciarle un po’ andare queste redini, ad abbandonarci ad un trotto tranquillo tra le certezze di una vita che pensiamo di sapere dove stia andando. 
Quando cambiamo invece paese, vita, amici, relazioni, casa, lavoro e latitudini è come se ci trovassimo all’improvviso in sella ad un cavallo al galoppo, di cui abbiamo la sensazione di non controllare esattamente la volontà. Le redini le stringiamo ben strette tra le mani, cercando di tenere la direzione che vogliamo. Ma stiamo ormai galoppando a tutta velocità tra boschi e prati sconosciuti, non più all’interno del recinto che conoscevamo bene.  Eccitante e spaventoso. Ne conosciamo le conseguenze, ma la vita dietro una staccionata non faceva per noi.

E come ogni scelta nella vita, anche il vivere lontani da casa comporta delle conseguenze, positive e negative. Che sia per mesi, per anni, per periodi determinati o “per sempre”, l’allontanarsi dal luogo che ci ha dato i natali porta con sé delle ripercussioni. Si guadagna qualcosa e si perde qualcos’altro.
Cosa significa “vita da expat” quindi? Moltissime cose. Infinite sfumature. 
Pensieri sparsi si ricorrono nella mia mente e vagano tra i significati di questa nuova vita…

Vita da expat significa che…
L’emozione di vivere una vita parallela è indescrivibile.
E’ un po’ come essere catapultati in un videogioco in cui si può scegliere il personaggio da interpretare. Una scarica di adrenalina unica. Nuova casa, nuovo lavoro, nuovi colleghi, nuovi amici, nuovi ristoranti da frequentare. E’ davvero come avere una seconda vita da comporre pezzo per pezzo, con in più e la libertà di restare se ci va bene, o cambiare nuovamente quando non ci va più bene.   Si ha la possibilità di tornare a casa, si ha la possibilità di spostarsi altrove perché se lo si è fatto una volta…perché non farlo una seconda? O terza, quarta?

Vita da expat significa che…
“Casa” diventa un concetto molto relativo.

Da quando siamo qui abbiamo cambiato già 3 “case”. E prima di atterrare in questi lidi, ci eravamo da poco spostati dalla “casa” da una vita, quella dei genitori, alla “nostra casa”, quella dove abbiamo creato il nostro nuovo nido. Quindi, il concetto di ciò che la parola casa significa, per noi è cambiato radicalmente negli ultimi tempi. Ne abbiamo cambiate tante, ed ognuna ci sembra nostra da una vita e contemporaneamente sconosciuta e temporanea.
E’ diventato un concetto che davvero non sappiamo definire più: ad esempio, siamo a casa in questa nuova vita, o siamo a casa quando torniamo a casa, in Italia?  Forse in entrambe? O forse in nessuna delle due, ormai?
In molti ne parlano, in molti hanno sperimentato questa trasformazione. Ogni spirito nomade prima o poi se la pone queste domande. E forse la risposta vera è che…non ha importanza. Casa diventa un concetto mentale, più che un luogo fisico, casa diventa la persona che viaggia con te ed i tuoi pochi averi che ti porti in giro per il mondo. Casa è dove per quel frangente della vita stai bene, dove sei felice, dove “ti ci senti”, a casa.
Fa niente se quando ti svegli al mattino hai delle volte attorno mura diverse: basta un attimo per rimettere assieme i pezzi e ricordarti dove ti trovi.
Fa niente se quando torni a casa dei tuoi genitori dove hai vissuto per anni, ti senti disorientato come se fosse la prima volta che vedi quel posto: in pochi secondi ti ambienti di nuovo ed è come se non fossi mai andato via.
Fa niente se quando rivedi il tuo appartamento dove hai vissuto solo un paio d’anni prima di partire all’avventura, stenti a capire se davvero è o è mai stata casa tua: comprato ed arredato per starci anni, sono bastati pochi mesi di drastici ed inattesi cambiamenti lavorativi (e domande esistenziali che hanno messo in subbuglio il tuo spirito) per fare ribaltare la situazione e farti decidere di andare.
Resta un po’ di malinconia, come per tutto ciò che si lascia. Resta un po’ di sana confusione mentale che probabilmente facendo questa vita non andrà mai via.  Ma resta la consapevolezza che in fondo questa è la scelta giusta, l’unica possibile per essere chi siamo davvero.

Vita da expat significa che…
Ferie e vacanze funzionano al contrario.
In questo momento sto scrivendo da un aereo. Tra parentesi, ho sempre desiderato farlo, scrivere un post per il mio blog di viaggi, da un aereo ad alta quota 😀 Fa molto nomade digitale, viaggiatore incallito che viaggia 365 giorni all’anno e vive dei suoi racconti… ben lontana da quell’obiettivo, buttare parole sullo schermo bianco a migliaia di chilometri di distanza dalla Terra ha il suo tremendo fascino 😛 Dove sto andando? In un paese esotico e mai visto prima…in Italia! A casa, dai miei genitori, che ad oggi non vedo da più di 3 mesi. Se non consideriamo le videochiamate 🙂
Probabilmente molti dei miei compagni di volo sono di ritorno da una vacanza a Malta. Qualcuno si starà muovendo per motivi di lavoro. Sicuramente qualcun altro, come me, starà usando questo volo per tornare invece dalla famiglia, o per rientrare da una visita a figli, genitori, fratelli che vivono all’estero.
Anche questo fa parte della vita da expat. La lontananza dalla famiglia.
Nella nostra scala di priorità delle caratteristiche che avrebbe dovuto avere il paese che doveva ospitarci, ai primi posti c’era la vicinanza con l’Italia. Volevamo espatriare, ma senza tagliare completamente i rapporti con le nostre famiglie e tenendoci l’opportunità di qualche capatina saltuaria a casa. Resta il fatto che a casa non siamo più, e che la distanza con i propri affetti delle volte si fa sentire. A volte in maniera sottile, a volte parecchio. La prima opzione quando tutto va bene, la seconda quando il minimo problema da noi o a casa rende quella manciata di chilometri un insormontabile ostacolo.
Si accetta di perdersi la quotidianità.
Si accetta di perdersi gli eventi familiari come compleanni, anniversari, cene insieme.
Si accetta di perdere concretamente del tempo prezioso con le persone che amiamo.
Lo si è accettato per contratto, decidendo di partire, ma delle volte tanti dubbi ci assalgono e vorremo teletrasportarci per qualche secondo a casa. Anche solo per bere un caffè con la mamma, o andare a fare una passeggiata con la nonna. Per sentire i racconti delle nipoti che crescono a vista d’occhio, o per guardare la TV con il papà facendo zapping selvaggio. Per bene un te serale con i genitori sul divano o  per un pranzo domenicale con suoceri e parenti acquisiti.
Insomma, per tutte quelle piccole cose che – ovviamente – prima davamo per scontate.
C’è bisogno che vi dica quanto diventano preziose e importanti? Quanto durante i pochi giorni che si trascorrono a casa si cerchi di farle tutte quelle “piccole cose” e di godersele secondo dopo secondo come mai prima? No, inutile dirlo, è abbastanza chiaro il concetto.
E gli amici? Con le moderne tecnologie è impossibile sentirsi davvero distanti da qualcuno. Ma è strano, molto strano, ad esempio conoscere la neonata figlia di una delle tue più care amiche attraverso una fotografia su Whatsup, o seguire ogni settimana le discussioni degli amici su “dove andare a mangiare sabato sera”, sapendo che sei un tantino distante per poterli raggiungere.

Si rincorre insomma la propria strada e la propria felicità, accettando delle rinunce. E chi rimane a casa, accetta di vederti felice e libero, anche se ciò comporta vederti…di meno.
Significa che un biglietto Malta- Milano a basso prezzo diventa il tesoro più prezioso dell’universo, lo Stargate verso le tue vacanze da sogno…a casa 😀

Vita da expat significa che…
Vedere apparire e scomparire persone, diventa la normalità.
Hai trovato un lavoro, hai dei colleghi, ti sei fatto dei nuovi amici anche fuori da lavoro, con loro esci, trascorri del tempo e passi delle piacevoli serate. E si sa, le amicizie che si fanno in viaggio, dopo il primo minuto sono amicizie di una vita intera. Ti serve un letto dove dormire? Ti  serve aiuto? Ti serve parlare? Gli “amici da viaggio” sono lì per te, come fossero fratelli di una grande, enorme famiglia di viaggiatori. Ci si ritrova a fare discorsi profondi davanti a una birra, discorsi che magari non hai mai fatto con nessuno, ci si ritrova a ridere e piangere insieme, ci si ritrova a volersi bene, davvero, come non pensavi possibile. Ci si ritrova a sentirsi così simili e legati da qualcosa di invisibile, come magari non succede con persone che hai accanto da anni.

E allo stesso modo e con la stessa naturalezza ci si ritrova a…non ritrovarsi più. Perché il periodo dell’esperienza qui è finito, perché un aereo chiama per portarti in un altro luogo del mondo, perché dopo anni fuori si torna a casa, perché finiscono stage, scuole, estati e inverni. C’è sempre un motivo valido. E quelli stessi amici che come niente fosse erano entrati nella tua vita, come niente fosse ne escono, per tornarci chissà quando. Al prossimo viaggio, al prossimo giro, nella prossima meta.
Abbiamo già una lista di persone da andare a trovare in giro per il mondo e da ospitare a casa, qualunque essa sarà! 😀 E’ bellissimo ed eccitante? E’ tristissimo e malinconico? Anche in questo caso, purtroppo entrambe le cose.

Vita da expat significa…
Assurdi momenti di stordimento.
Significa avere spesso momenti di “dissociazione mentale” in cui ti trovi seduto al “solito” bar a bere un caffè chiacchierando con una collega, ed in un secondo inizi a sentirti estraniato da tutto e da tutti  ed iniziano a scorrere a scorrere nella tua mente domande come “ma dove mi trovo? chi sono queste persone?”,  come se ti avessero magicamente teletrasportato nel corpo di uno sconosciuto. D’improvviso hai quella consapevolezza di essere altrove, di essere in un luogo che non avresti mai visto se non avessi deciso di partire, con persone entrate nella tua vita per un incrocio improbabile di coincidenze, di essere lontano chilometri da quella che era la tua quotidianità. Quella sensazione che tutto sia estremamente familiare ed incredibilmente distante allo stesso tempo.

Vita da expat significa…
Uscire in una normale pausa pranzo al lavoro, passeggiare per le vie di un posto ormai familiare dopo mesi che lo frequenti, metterti le cuffie nelle orecchie con Jack Johnson a farti compagnia e improvvisamente guardando le onde davanti ai tuoi occhi avere un momento di consapevolezza: l’hai fatto davvero. Sei all’estero, stai vivendo in un paese straniero, hai preso quel volo che ti ha portato lontano, che ti ha portato verso i tuoi sogni che erano rimasti nel cassetto a prendere polvere per troppo tempo 🙂 
Hai finalmente fatto un passo verso te stesso, verso i tuoi desideri, verso chi vuoi essere davvero. 
E mentre un brivido ti scorre lungo la schiena vorresti urlare e cantare di gioia, vorresti fermare tutti quelli che incontri per dirgli “L’ho fatto davvero! Ed è fantastico!”.
Continui a passeggiare con gli occhi lucidi e sognanti, con un sorriso a 59 denti stampato in faccia, il cuore leggero e un’energia dentro che non pensavi possibile e quella sensazione meravigliosa di essere nel giusto flusso della corrente, di essere in sincronia con l’Universo intero.

Vita da expat significa questo e molto altro. C’è ancora tanto, tanto da scoprire…